Quando erediti degli investimenti, può cambiare il valore usato per calcolare le imposte alla vendita. Le regole dipendono anche dal tipo di strumento ricevuto.

Quando erediti degli investimenti, non basta guardare quanto valgono sul mercato. Serve sapere quale valore fiscale la banca attribuisce a ciascuno: da quel dato può dipendere l’imposta da pagare quando li venderai.
In alcune situazioni questo costo viene rideterminato con la successione. Il meccanismo è spesso chiamato step-up, termine che suggerisce un adeguamento verso l’alto. Il nuovo valore, però, può anche essere inferiore a quello precedente: l’effetto dipende dai criteri applicabili e dallo strumento trasferito.
Per una persona fisica che investe fuori dall’attività d’impresa, la plusvalenza su molte attività finanziarie si calcola confrontando il corrispettivo di vendita con il costo riconosciuto, con gli aggiustamenti previsti. Quel costo può essere il prezzo originariamente pagato, ma un trasferimento può modificarne il riferimento.
L’articolo 68 del TUIR prevede, per le attività alle quali la regola si applica, il rilievo del valore definito o dichiarato ai fini dell’imposta di successione, con specificità per i titoli esenti. Nella donazione, invece, la regola generale richiama il costo del donante. La modalità del passaggio conta quindi anche per la futura tassazione.
Vendere, donare e trasferire per successione non sono operazioni fiscalmente equivalenti. Il progetto familiare deve restare al centro della scelta, ma comprenderne gli effetti permette di evitare decisioni basate su un’analogia inesatta. Per la casa vale un ragionamento a parte: ne parlo in donare casa ai figli.
Supponiamo che alcune azioni siano state acquistate per un milione di euro e che il valore fiscalmente riconosciuto in successione sia di due milioni. Se gli eredi le vendono successivamente a 2,1 milioni, la differenza rilevante nell’esempio è di 100.000 euro.
| Dato illustrativo | Importo |
|---|---|
| Costo sostenuto dal precedente titolare | 1.000.000 € |
| Valore fiscale riconosciuto in successione | 2.000.000 € |
| Corrispettivo della successiva vendita | 2.100.000 € |
| Plusvalenza degli eredi nell’esempio | 100.000 € |
| Imposta al 26% ipotizzata | 26.000 € |
Con un costo rimasto pari a un milione, la plusvalenza sarebbe invece di 1,1 milioni e l’imposta teorica al 26% di 286.000 euro. La differenza aritmetica di 260.000 euro riguarda soltanto questa componente fiscale. Per valutare gli effetti complessivi della successione occorre considerare anche le altre imposte, le spese e le condizioni del trasferimento.
L’esempio assume che titolare e strumento rientrino nel regime descritto e che il valore riconosciuto sia stato determinato correttamente. Non può essere esteso automaticamente a tutti gli investimenti presenti nel dossier, né letto come un vantaggio netto garantito.
Per i titoli quotati, la disciplina dell’imposta di successione richiama la media dei prezzi dell’ultimo trimestre precedente l’apertura della successione, con gli adeguamenti previsti. Partecipazioni non quotate e altre attività seguono criteri differenti.
La quotazione del giorno del decesso non è quindi sempre il dato corretto. Documentazione bancaria, dichiarazione di successione e ricostruzione del professionista che segue la pratica devono essere coordinate, così che il costo registrato dall’intermediario sia fondato sui valori pertinenti.
Anche quando non emerge un’imposta di successione da pagare, per esempio per effetto delle franchigie, il valore fiscale non può essere scelto liberamente. L’assenza di un versamento non elimina la necessità di applicare i criteri previsti.
I proventi dei fondi e degli altri organismi di investimento possono rientrare nei redditi di capitale e seguire meccanismi propri. Il ragionamento sulla plusvalenza azionaria dell’esempio non va quindi applicato senza verifiche a un ETF o a una polizza.
Una holding richiede inoltre di distinguere due patrimoni. Il trasferimento della partecipazione posseduta dalla persona fisica non ridetermina automaticamente il costo fiscale dei titoli detenuti dalla società. La quota ereditata e le attività interne alla holding appartengono a livelli giuridici e fiscali diversi.
Per aziende e partecipazioni possono esistere agevolazioni successorie subordinate a requisiti di controllo, continuità o mantenimento dei diritti. Queste condizioni vanno esaminate nel loro ambito specifico e non desunte dal solo fatto che il passaggio avvenga tra familiari.
Nella pratica conviene affiancare tre colonne: il precedente prezzo di carico, il valore rilevante per la successione e il nuovo costo fiscale registrato dall’intermediario. Possono coincidere in alcuni casi, ma svolgono funzioni differenti. A queste informazioni va aggiunto il valore corrente, che dice quanto il titolo potrebbe valere oggi e non quale sia la base da usare per le imposte.
Lo step-up può diventare anche uno step-down. Se, per un titolo cui si applica la regola, il costo precedente era 100.000 euro e quello riconosciuto all’erede è 80.000, una vendita successiva a 90.000 genera nell’esempio una differenza positiva di 10.000 euro, pur restando sotto il prezzo pagato dal defunto. È un confronto semplificato, senza oneri aggiuntivi: mostra perché la perdita economica della famiglia non coincida sempre con il risultato fiscale dell’erede.
Prima di disporre una vendita, è quindi utile chiedere conferma del costo registrato e conservare la documentazione che lo giustifica. Per fondi, polizze e altre strutture occorre un’analisi specifica, senza trasferire automaticamente la regola dell’esempio. Separare valore economico, valore successorio e base fiscale permette di discutere le alternative con il professionista che segue la pratica e con l’intermediario sulla stessa ricostruzione.
Conservare un titolo molto concentrato soltanto per un possibile effetto fiscale futuro può esporre il patrimonio a perdite rilevanti. Anche liquidare tutto senza una necessità concreta può generare conseguenze evitabili. L’analisi deve confrontare gli effetti delle decisioni, comprese le esposizioni che si mantengono.
Prima di decidere come trasferire gli investimenti, occorre considerare il denaro che serve al proprietario, le esigenze della famiglia e i rischi già presenti nel patrimonio. Le imposte sono una parte di questa valutazione: un vantaggio fiscale ha senso se la scelta resta adatta alle persone coinvolte.
Un inventario aggiornato, con prezzi di carico e documenti dei precedenti acquisti o trasferimenti, facilita la ricostruzione. Rende anche più semplice individuare i punti da chiarire prima di una vendita o di una riorganizzazione del portafoglio.
Possiamo verificare gli strumenti che hai ereditato e i valori fiscali registrati dalla banca, insieme al professionista che segue la successione. Saprai così quali conseguenze valutare prima di vendere o riorganizzare il portafoglio.
D.P.R. 917/1986, TUIR, articolo 68, commi 5 e 6: Minusvalenze e costo fiscale
D.Lgs. 346/1990, articolo 16: Valutazione di titoli e partecipazioni in successione
D.Lgs. 346/1990, articolo 3, comma 4-ter: Trasferimenti di aziende e partecipazioni
I riferimenti sono disponibili per approfondire. Non è documentata una verifica normativa recente: la data dell’articolo è distinta dall’aggiornamento delle fonti.
Per le attività alle quali la regola si applica, l'articolo 68 del TUIR prevede che il costo fiscalmente riconosciuto all'erede sia il valore definito o dichiarato ai fini dell'imposta di successione, con specificità per i titoli esenti. Nell'esempio dell'articolo, azioni comprate a un milione e riconosciute in successione a due milioni, vendute a 2,1 milioni, danno una plusvalenza di 100.000 euro, non di 1,1 milioni. Il ragionamento dell'esempio non va applicato senza verifiche a un ETF o a una polizza: i proventi dei fondi e degli altri organismi di investimento possono rientrare nei redditi di capitale e seguire meccanismi propri, e per fondi, polizze e altre strutture occorre un'analisi specifica.
Nella donazione la regola generale richiama il costo del donante: chi riceve i titoli mantiene il prezzo pagato da chi li ha donati, con la plusvalenza maturata fino a quel momento. Vendere, donare e trasferire per successione non sono quindi operazioni fiscalmente equivalenti, e la modalità del passaggio conta anche per la futura tassazione.
No. Il termine suggerisce un adeguamento verso l'alto, ma il nuovo valore può anche essere inferiore a quello precedente. Per i titoli quotati la disciplina dell'imposta di successione richiama la media dei prezzi dell'ultimo trimestre prima dell'apertura della successione, non la quotazione del giorno del decesso. Se il costo riconosciuto all'erede scende, per esempio da 100.000 a 80.000 euro, una vendita a 90.000 genera una differenza positiva di 10.000 euro pur restando sotto il prezzo pagato dal defunto.
Tieni distinti tre valori nello stesso dossier: il precedente prezzo di carico, il valore rilevante per la successione e il nuovo costo fiscale registrato dall'intermediario, oltre al valore corrente di mercato. Prima di vendere, chiedi conferma alla banca del costo registrato e conserva la documentazione che lo giustifica: dichiarazione di successione, documenti bancari e ricostruzione del professionista devono essere coordinati.
Raccogli la documentazione successoria e le comunicazioni dell’intermediario sui valori attribuiti ai titoli. Eventuali differenze vanno chiarite con la banca e il professionista fiscale prima di prendere decisioni.

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