Dai tempo ai tuoi progetti.
Tu ci metti il capitale e i versamenti, il tempo ci mette gli interessi. Muovi i quattro cursori e guarda le due parti crescere separate, fino all'anno in cui la seconda supera la prima.
Parti dal capitale che hai oggi e dai versamenti che vuoi simulare. Osserva come cambia il risultato al variare del tempo e del rendimento ipotizzato.
Modifica una variabile alla volta: sarà più semplice distinguere il contributo del risparmio da quello degli interessi. Il grafico ti aiuta a leggere il percorso, oltre al risultato finale.
I versamenti entrano a fine mese. Gli interessi maturano ogni mese sul capitale già accumulato.
Il tasso scelto resta costante per tutto il periodo: è un’ipotesi di calcolo, non una previsione.
Il potere d’acquisto è stimato con un’inflazione del 2% annuo. I risultati sono al lordo di costi e imposte.
Su quale cifra si calcolano gli interessi, anno dopo anno? Solo su quello che hai versato tu, oppure anche sugli interessi già maturati? Nell’interesse composto vale la seconda: gli interessi restano investiti, quindi ne producono altri a loro volta. Il calcolo parte da quattro dati, ovvero capitale di partenza, versamento mensile, anni e rendimento annuo ipotizzato. Qui gli interessi maturano ogni mese sul capitale già accumulato e il tasso resta costante: è un’ipotesi di calcolo, non una previsione. La differenza con l’interesse semplice e la formula del montante sono nelle domande qui sotto.
Alla fine di questo conto ci sono due cifre, non una: quella che hai versato tu e quella che si è aggiunta da sola. Quale delle due è più grande, e da che anno in poi? Il calcolatore le tiene separate proprio per rispondere a questa domanda.
Con l'interesse semplice gli interessi maturati restano fermi e non producono nulla. Con l'interesse composto vengono reinvestiti, quindi generano interessi a loro volta. Su orizzonti lunghi la distanza fra i due diventa la parte più grossa del risultato: è la banda in alto nel grafico, quella che cresce da sola.
È l'anno in cui gli interessi maturati diventano più grandi della somma che hai versato tu. Da lì in avanti la parte maggiore di quello che hai non arriva più dai tuoi versamenti. Quando non compare nessun anno, vuol dire che dentro l'orizzonte che hai scelto il sorpasso non arriva.
Perché con un'inflazione del 2% annuo servono più euro per comprare le stesse cose. La cifra nominale è corretta, però da sola dice metà della storia: il potere d'acquisto dice cosa ci compri davvero, con quel risultato, il giorno in cui lo usi.
Sotto il numero grande trovi anche quanto vale il risultato in euro di oggi. Su venti o trent’anni le due cifre si allontanano parecchio, perché l’inflazione erode i risparmi anche mentre il capitale cresce.
il valore in euro di oggi usa un'inflazione del 2% annuo, ovvero l'obiettivo che la Banca Centrale Europea dichiara per il medio termine.
Il secondo cursore mette una cifra fissa ogni mese accanto al capitale di partenza, ed è il meccanismo che di solito porta questo nome. Ogni versamento resta investito per il tempo che gli rimane davanti: il primo lavora per tutti gli anni che hai scelto, l’ultimo per un mese solo. Per questo il risultato dipende tanto da quando cominci quanto da quanto versi. Qui resta un meccanismo di calcolo: il nome dice come si versa, non dice dove, e quanto produca dipende da cosa ci metti dentro, che questo conto non sa.
Il conto ipotizza versamenti sempre uguali e mai interrotti per tutti gli anni che scegli. Nella vita vera si salta un mese, si alza l'importo, ci si ferma per un periodo.
Gli interessi possono maturare una volta all’anno oppure più spesso, ovvero capitalizzare mensilmente. A parità di rendimento dichiarato, più spesso maturano e più il risultato sale, perché gli interessi del primo mese cominciano subito a produrre interessi a loro volta. Questo calcolatore lavora al mese. È anche il motivo per cui due calcolatori diversi, con gli stessi numeri di partenza, restituiscono cifre leggermente diverse: prima di confrontarle vale la pena guardare ogni quanto capitalizzano.
ogni mese, sul capitale accumulato. Il versamento entra alla fine di ogni mese, quindi nel mese in cui arriva non produce interessi.
Il montante, ovvero quanto ti ritrovi in tutto alla fine fra versamenti e interessi, si scrive così:
montante = capitale × (1 + i)^n + versamento × ((1 + i)^n - 1) / i
dove i è il rendimento di un singolo periodo e n il numero dei periodi. La prima parte fa crescere il capitale di partenza, la seconda somma i versamenti, ciascuno per il tempo che gli resta. Il calcolatore non applica la formula in un colpo solo: percorre i mesi uno per uno e arrotonda al centesimo a ogni passaggio, come fa una banca sul conto vero. Quindi rispetto alla formula scritta qui sopra il risultato può scostarsi di qualche centesimo.
Non esiste un numero giusto valido per tutti: dipende da come è composto il portafoglio e da quanto rischio si è disposti a sopportare. Il calcolatore serve a vedere come cambia il risultato al variare dell'ipotesi, non a stabilire quale ipotesi sia realistica per la tua situazione.
Il rendimento costante è l'ipotesi più forte di tutto il conto. I mercati salgono e scendono, e due percorsi che arrivano alla stessa media possono lasciarti in mano cifre diverse, a seconda di quando arrivano gli anni negativi.
Ipotesi di rendimento: quello che scegli col cursore, costante per tutti gli anni: è un'ipotesi, non una previsione. Nessun investimento rende uguale ogni anno.
Il risultato è al lordo di tutto: nessun costo, nessuna imposta. Nella realtà una parte di quella crescita esce ogni anno e smette di produrre interessi a sua volta, quindi la cifra vera è più bassa di quella che vedi qui. Di quanto dipende da cosa hai in portafoglio e da quanto lo paghi, e quel conto si fa nel calcolatore dei costi degli investimenti, che confronta il costo annuo del portafoglio che hai con quello della consulenza.
E il portafoglio che hai oggi, quanto ti costa ogni anno? Se il numero non lo conosci, è la prima cosa che guardo nella diagnosi.
Il risultato è al lordo delle imposte. Per le persone fisiche che investono fuori dall'attività d'impresa, molti redditi finanziari sono soggetti all'aliquota ordinaria del 26%, mentre determinati titoli pubblici beneficiano del 12,5%; sul deposito si paga anche l'imposta di bollo.
No. Il conto si fa dentro la pagina: i numeri che muovi non vengono inviati né salvati.
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